ti racconto una storia,

Una volta, tempo fa (credo fossi al quarto anno di università), lavoravo per una piccola agenzia di comunicazione a Torino. Il clima era sempre teso, nonostante fuori la primavera sbocciasse ovunque; pochi sorrisi, giusto l'appendice obbligatoria di inizio giornata.
Un giorno, sconsolato, presi coraggio e dissi a una delle due socie: «Ma guarda che non stiamo mica facendo un'operazione a cuore aperto!».
Non la prese bene.
Il mio responsabile sì.
Quelle parole avevano creato qualcosa, un davidecontrogolia, il ritorno del pane («buone le brioches, eh, ma anche basta»), con buona pace della regina.
Qualche mese dopo, finito il mio contratto, mi arrivò la lettera di raccomandazione. La lessi seriamente, molto seriamente, fino a questo passaggio:
«Il dott. Pandolfini ha inoltre partecipato attivamente a un'operazione a cuore aperto, che purtroppo, per cause legate alla sua scarsa attitudine al lavoro, non ha avuto un esito positivo».
Sorrisi.
Poi arrivò quella corretta.
Sorrisi di nuovo: anche quel giorno nessun paziente aveva perso la vita.






